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Chemioradioterapia con o senza Cetuximab in pazienti con carcinoma esofageo


La chemioradioterapia definitiva rappresenta un’alternativa alla chirurgia per il trattamento curativo del carcinoma esofageo.

Lo studio SCOPE1 è stato condotto con l’obiettivo di valutare l’aggiunta di Cetuximab ( Erbitux ) a Cisplatino e chemioradioterapia definitiva a base di fluoropirimidina in pazienti con carcinoma esofageo a cellule squamose localizzato e adenocarcinomi, per definire attività, sicurezza e fattibilità dell’utilizzo.

Nello studio multicentrico, randomizzato, in aperto e di fase 2/3, sono stati reclutati da Centri radioterapici del Regno Unito pazienti di età uguale o superiore a 18 anni con carcinoma dell’esofago non-metastatico, confermato per via istologica ( adenocarcinoma, carcinoma a cellule squamose o indifferenziato; status OMS 0-1; stadio I-III ) e sono stati selezionati per ricevere chemioradioterapia definitiva.

I pazienti sono stati assegnati in maniera casuale e in un rapporto 1:1 a ricevere chemioradioterapia da sola o chemioradioterapia con Cetuximab ( 400 mg/m2 al giorno 1 seguita da 250 mg/m2 a cadenza settimanale ), con stratificazione per ospedale di reclutamento, ragione principale per non essere stati sottoposti a intervento chirurgico, istologia del tumore e stadio del tumore.

La chemioradioterapia era costituita da Cisplatino 60 mg/m2 ( giorno 1 ) e Capecitabina 625 mg/m2 2 volte al giorno ( giorni 1-21 ) per 4 cicli; i cicli 3 e 4 sono stati somministrati in contemporanea con 50 Gy in 25 frazioni di radioterapia.

L’endpoint primario era la proporzione di pazienti liberi da fallimento della terapia alla settimana 24 per lo studio di fase 2, e la sopravvivenza generale per quello di fase 3, entrambi misurati dalla randomizzazione.

I dati sono stati analizzati per intention-to-treat.

Nello studio, 258 pazienti ( 129 assegnati a ciascun gruppo di trattamento ) da 36 Centri nel Regno Unito sono stati reclutati nel periodo 2008-2012.

Il reclutamento è stato interrotto senza proseguimento alla fase 3 poiché lo studio ha raggiunto i criteri di futilità, ma il follow-up dei pazienti reclutati è proseguito fino a quando tutti hanno raggiunto un follow-up di almeno 24 settimane ( follow-up mediano dei pazienti sopravvissuti 16.8 mesi ).

Un numero inferiore di pazienti è risultato libero da fallimento del trattamento a 24 settimane nel gruppo chemioradioterapia più Cetuximab ( 79 su 119 pazienti [ 66•4% ] ) che nel gruppo solo chemioradioterapia ( 93 su 121 pazienti [ 76.9% ] ).

Il gruppo chemioradioterapia più Cetuximab ha inoltre mostrato una sopravvivenza mediana generale più breve ( 22.1 vs 25.4 mesi; hazard ratio, HR aggiustato 1.53; p=0.035 ).

I pazienti che avevano ricevuto chemioradioterapia più Cetuximab hanno mostrato più tossicità non-ematologica di grado 3 o 4 ( 79% vs 63%; p=0.004 ).

Le tossicità più comuni di grado 3 o 4 sono state una bassa conta di cellule bianche del sangue ( 11% nel gruppo chemioradioterapia più Cetuximab vs 16% nel gruppo solo chemioradioterapia ), una bassa conta assoluta di neutrofili ( 12% vs 19% ), fatigue ( 20% vs 19% ) e disfagia ( 27% vs 29% ).

In conclusione, l’aggiunta di Cetuximab alla chemioterapia e radioterapia standard non può essere raccomandato per pazienti con carcinoma dell’esofago idonei per la chemioradioterapia definitiva. ( Xagena2013 )

Crosby T et al, Lancet Oncol 2013; 14: 627-637

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